Fuorisalone 2026: INTERNI presenta la mostra-evento MATERIAE
Dal 20 al 30 aprile, un racconto corale sulla materia come pratica progettuale: oltre 50 architetti, designer e aziende da 10 Paesi, più di 40 installazioni, in 5 location iconiche della città
Dall’Università degli Studi di Milano all’Orto Botanico di Brera, dall’Audi X Zaha Hadid Architects al Portrait Milano a Eataly Milano Smeraldo, fino a De Castillia 23 di Urban Up | Unipol
La materia è il primo gesto del progetto. È sostanza e visione, tecnica, memoria e possibilità. Attraverso la materia prendono forma gli spazi, si costruiscono relazioni, si anticipano futuri. Da questa consapevolezza nasce MATERIAE, la nuova edizione dell’attesissima mostra-evento di INTERNI, il magazine di interior e contemporary design del Gruppo Mondadori, diretto da Gilda Bojardi, che torna protagonista del FuoriSalone 2026 dal 20 al 30 aprile, trasformando Milano in una piattaforma internazionale di ricerca e sperimentazione progettuale.
Attraverso questa geografia diffusa, INTERNI MATERIAE costruisce un’esperienza che va oltre la dimensione espositiva per diventare un atto culturale condiviso, un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni del progetto contemporaneo e sul ruolo della materia come strumento di connessione tra innovazione, responsabilità e immaginazione.
L’Università degli Studi di Milano, l’Orto Botanico di Brera, Audi X Zaha Hadid Architects a Portrait Milano, Eataly Milano Smeraldo e Urban Up | Unipol in De Castillia 23 diventano così i poli di una narrazione che coinvolge oltre 50 architetti, designer e aziende nazionali e internazionali, provenienti da più di 10 Paesi, chiamati a interpretare la materia non come semplice sostanza, ma come linguaggio del progetto e strumento di relazione tra spazio, corpo, tempo e società.
“La nostra mostra-evento esplora la materia non solo come elemento costruttivo, ma come principio creativo e culturale da cui tutto prende forma”, spiega Gilda Bojardi, direttore di INTERNI. “Il significato latino di Materiae ispira un percorso multidisciplinare che riunisce architetti, designer e artisti, con progetti che fondono naturale e artificiale, tradizione e innovazione, tecnologia e intelligenza artificiale. Fondamentale è anche il sostegno delle aziende, del settore e non solo, che permettono di realizzare opere orientate alla ricerca, alla sperimentazione e a un futuro più sostenibile. I materiali diventano così strumenti di narrazione, memoria e innovazione, dando forma a progetti corali capaci di immaginare nuove possibilità per il mondo che verrà”.
Installazioni, mostre tematiche e microarchitetture firmate da alcuni tra i più importanti protagonisti della scena mondiale – tra cui Zaha Hadid Architects, BIG – Bjarke Ingels Group, Snøhetta, AMDL CIRCLE e Michele De Lucchi, Paola Navone, Alessandro Scandurra, MAD, Piero Lissoni, Wu Bin, accanto a nuove voci della ricerca progettuale – danno vita a un racconto corale che attraversa arte, architettura, design, tecnologia e scienza.
INTERNI MATERIAE è una delle principali iniziative che il Comune di Milano propone per la Design Week e per il FuoriSalone 2026, quest’ultimo nato nel 1990 per iniziativa di Gilda Bojardi e internazionalmente riconosciuto come l’evento di riferimento per il design e l’architettura internazionale.
INTERNI MATERIAE sarà presentata ufficialmente lunedì 20 aprile alle ore 14.30 presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano (via Festa del Perdono, 7). Alla conferenza stampa, oltre ai progettisti, partecipano: Marina Brambilla, Rettrice dell’Università degli Studi di Milano, Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano, e Alessia Cappello, Assessora allo Sviluppo Economico e Politiche del Lavoro del Comune di Milano. Porteranno quindi il loro contributo Antonio Porro, Amministratore delegato del Gruppo Mondadori, e Timm Barlet, Direttore di Audi Italia, co-producer dell’evento. A dare l’inizio alla conferenza, Gilda Bojardi, Direttore di INTERNI, che presenterà il tema della Mostra. A moderare l’incontro la design curator Silvana Annicchiarico.
MATERIAE: la materia come esperienza, processo e relazione
La materia non è mai neutra. Conserva tracce, produce conseguenze, attiva relazioni. E la mostra-evento di INTERNI la osserva non come semplice supporto della forma, ma come fulcro di un racconto che unisce tecnologia e artigianato, natura e artificio, industria e visione poetica. Ogni installazione diventa un capitolo autonomo, ma parte di una narrazione più ampia, in cui il visitatore è chiamato a muoversi, sostare, partecipare.
Origin: luce, materia e percezione al Portrait Milano – Audi X Zaha Hadid Architects
Negli spazi di Portrait Milano, a fianco di INTERNI per il 13° anno consecutivo, Audi dà voce a tecnologie e visioni che definiscono il futuro, portando la mobilità al centro del dibattito sociale e raccontando la propria capacità di interpretare le esigenze di un mondo in continua trasformazione.
La visione di Audi incontra la cifra stilistica di Zaha Hadid Architects in Origin, un’installazione che agisce come manifesto di architettura contemporanea, in perfetta sintonia con i valori di avanguardia e progresso del brand. Collocata nel Cortile dell’ex Seminario Arcivescovile di Milano, che si conferma come uno dei luoghi cardine che animeranno la settimana del design milanese, l’opera instaura un rapporto di aderenza critica e innovazione nei confronti della storia, proponendosi come un dispositivo di lettura dei principi della nuova filosofia del design del brand. Il progetto testimonia una nuova narrazione: a poco più di sei mesi dal debutto della Concept C, la Casa dei quattro anelli sceglie di raccontarsi tramite i principi di chiarezza, tecnicità, intelligenza ed emozione.
In un’epoca dominata dal rumore visivo, Origin opera per sottrazione e sintesi. Un’architettura ‘al limite’, che distilla l’essenza del progresso eliminando il superfluo per rivelare la purezza nell’intenzione di costruire un nuovo paradigma figurativo. La pelle dell’oggetto – una superficie metallica opaca che richiama la freddezza emozionale e tecnica del titanio – è concepita per reagire. Non si impone sul contesto, ma ne assorbe i toni cromatici e le forme; applicando lo schema concettuale dello specchio, restituisce un riflesso mutato dell’edificio storico circostante. È qui che risiede il valore curatoriale del progetto: nella capacità di trasformare un materiale ad alta tecnologia in uno strumento sensibile, capace di mediare tra l’algoritmo del futuro e il calore della pietra barocca.
L’esperienza offerta al visitatore è volutamente antitetica alla velocità che pure appartiene al DNA del Brand – dai circuiti della Formula 1 alle performance della nuova RS 5, interpretazioni della tecnologia ibrida nella massima espressione del motorsport e su strada che incontrano il pubblico italiano in anteprima assoluta per raccontare come la performance possa evolvere e coinvolgere emotivamente senza rinunciare a un’efficienza responsabile. Origin invita al pensiero attivo. Attraversando il padiglione, lo spazio si ridisegna continuamente attraverso un progetto di luce che evolve dall’alba alla notte: l’architettura si fa organismo vivente. In questa prospettiva, l’installazione supera la funzione di semplice padiglione espositivo per farsi manifesto di una nuova filosofia del design. All’interno, esperienze multimediali di luce e suono raccontano i valori di progresso, consapevolezza etica e innovazione tecnologica della Casa tedesca. Non si celebra la tecnica fine a se stessa, ma si indaga sul portato emotivo della precisione e della qualità, dal micro al macro dettaglio. I materiali d’avanguardia servono qui a disegnare i comportamenti del futuro: non solo nell’ambito della mobilità, ma soprattutto nelle azioni consapevoli necessarie per abitare il mondo contemporaneo. Audi e Zaha Hadid Architects ci suggeriscono che il futuro non è un luogo lontano, ma un’origine che va costantemente scoperta per focalizzarsi sulla riflessione, attraverso la chiarezza dei gesti e la verità della materia. Un invito a rallentare in un mondo che va sempre più veloce, per abitare, finalmente, l’essenziale.
Università degli Studi di Milano: il cuore narrativo della mostra-evento di INTERNI
La sede storica dell’Università degli Studi si trasforma in un vero e proprio romanzo corale, in cui la materia si manifesta attraverso luce, architettura, tecnologia, gesto artistico e sperimentazione industriale. Cortili, portici, loggiati e spazi di attraversamento accolgono una costellazione di installazioni che dialogano tra loro in un flusso continuo, dando forma a un’esperienza multisensoriale.
Il percorso prende avvio dalla facciata, dove Luce Massiccia alla Statale, ideata da Alexander Maria Bellman del Gruppo C14 ARCHITECTURE & DESIGN STUDIO, esplora la compenetrazione tra luce e materia come elementi inscindibili. Realizzata con ILTI Luce, parte di Nemo Group, l’opera trae ispirazione dalle stelle massicce e dalle teorie quantistiche, trasformando l’energia cosmica in un linguaggio contemporaneo di design. Grazie agli elementi luminosi digitali Miniflux, la luce diventa materia modellante, scandendo e scolpendo lo spazio architettonico dell’università. Il risultato è un’installazione suggestiva e armoniosa, capace di valorizzare muri, volte e colonne, raccontando un’energia lontana che prende forma e diventa esperienza sensibile per chi la attraversa.
Subito dopo ci si imbatte in Regeneration, una scultura piramidale in ceramica policroma (2,1 × 1,9 × h 1,6 m), realizzata da Bertozzi & Casoni per Galleria Deambrogi Milano. Questa grande composizione monumentale, unica nel suo genere, simboleggia rinascita e cura. Al centro, un gorilla tiene in grembo un capriolo con le mani aperte verso chi osserva, in una sorta di pietà, evocando sentimenti di ascolto, compassione e accettazione simili a quelli suscitati dalle immagini sacre. Il gorilla rappresenta la forza e l’accoglienza, il capriolo bellezza e grazia, mentre i materassi sporchi alla base simboleggiano le contraddizioni umane. La scultura crea un cortocircuito estetico: pur trattando temi complessi, attira lo sguardo grazie alla composizione e ai colori armoniosi, arricchita da piccoli uccellini golden crest. I temi principali sono compassione, condivisione e bellezza, che legano lo spettatore all’opera.
Nel portale della Hall dell’Aula Magna, il visitatore incontra poi Innesti, installazione progettata da Silvio De Ponte per Idealverde, che riflette sulla trasformazione dalla materia inerte a quella viva. Costruita con listelli di legno di recupero intrecciati, forma una struttura porosa che ricorda nidi o sistemi radicali, in cui piante e rampicanti diventano componenti essenziali. L’opera esprime tre stati della materia: recuperata, organizzata e vivente. Luce calda e profumi completano l’esperienza sensoriale, creando un paesaggio percettivo in continua evoluzione.
All’interno, nella Hall dell’Aula Magna, la materia si presenta come processo consapevole. Sony Group Creative Center – Sony Group Corporation, in collaborazione con Setsu & Shinobu Ito, propongono Esquisse, una riflessione sul materiale allo stato grezzo attraverso una collezione di arredi modulari realizzati con materiali sviluppati da Sony – Original Blended Material e Triporous. Texture, imperfezioni e qualità tattili emergono senza mediazioni, restituendo un dialogo diretto tra progetto, materia e responsabilità ambientale. Kaleido di MAD (Ma Yansong e Andrea D’Antrassi) per Canva esplora il rapporto tra luce, colore e intelligenza artificiale. In uno spazio di frammenti luminosi e riflessi, l’AI funge da prisma che trasforma idee, collegando dimensione fisica e digitale e stimolando creatività in continuo mutamento. Superfici trasparenti, pannelli colorati e effetti di rifrazione creano un ambiente dinamico e imprevedibile, dove ogni azione produce molteplici esiti. Il percorso per i visitatori si articola in quattro momenti: Reconsider, Act, Realize e Share, guidando dall’esplorazione iniziale all’esperienza creativa condivisa. Attraverso questa progressione, Kaleido propone l’intelligenza artificiale non come elemento distante o complesso, ma come strumento accessibile capace di ampliare immaginazione, creatività e connessioni tra persone, idee e tecnologie.
Il Portico del Richini ospita invece House of Polpa, interamente costruita con ventimila lattine di Polpa di pomodoro Mutti. Prodotto iconico dell’azienda, è un’architettura rossa, compatta e attraversabile, che amplifica la luce e vibra dell’intensità del pomodoro fresco. L’esperienza è un viaggio sensoriale: il colore brillante cattura lo sguardo, il profumo richiama la freschezza del raccolto, la trama corposa racconta la naturalezza e la versatilità della Polpa Mutti, risultato di un processo brevettato. Un assaggio, reale e simbolico, dell’identità Mutti, da sempre attenta alla qualità della materia prima, e al tempo stesso un manifesto di circolarità e zero waste, dalla pavimentazione in bucce di pomodoro riutilizzate e fino alla donazione delle ventimila lattine, una volta concluso il FuoriSalone. Effimera per scelta, la struttura realizzata con il supporto di Mapei, invita a riflettere sull’importanza di un consumo e di una produzione consapevoli: ogni lattina è simbolo di una filiera che si impegna a ridurre l’impatto e trasformare ciò che nasce dalla terra in un bene condiviso. Unendo estetica, gusto e responsabilità, House of Polpa dimostra come il pomodoro possa essere molto più di un ingrediente: un simbolo di cura, creatività e sostenibilità, capace di ispirare nuove forme di nutrire il nostro futuro.
Nei cortili, la materia si espande nello spazio architettonico e paesaggistico. Nel Cortile del ’700, Piero Lissoni per Sanlorenzo presenta UN_Material, un’installazione sperimentale che interpreta l’imbarcazione heritage SHE nella sua dimensione più intangibile. Con un linguaggio essenziale e contemporaneo, indaga la spiritualità del design come equilibrio tra forma, visione e innovazione. L’immaterialità diventa così chiave di lettura di una bellezza radicata nella storia del brand ma espressa attraverso un’estetica tecnologica e attuale. In dialogo con INTERNI MATERIAE, il progetto riflette sulla materia come strumento narrativo capace di unire design, tecnologia e paesaggio. L’opera è composta da sezioni trasversali in scala 1:1 che ricostruiscono il volume della barca, rivestite in tessuto semitrasparente e definite da profili in metallo nero. Una pedana segna la linea d’acqua, mentre un ledwall di 12 metri in corrispondenza della poppa completa l’esperienza immersiva.
Nel Cortile della Farmacia, Infinity – Design della mente, ideata dall’artista Marco Nereo Rotelli, è un’installazione immersiva che unisce arte, scienza, musica e poesia per riflettere sul rapporto tra essere umano e intelligenza artificiale. Qui lo spazio diventa un dispositivo interattivo in cui sensori scientifici rilevano la presenza dei visitatori e attivano suoni, luci e testi. La musica generativa Codice d’Acqua, creata dal compositore Alessio Bertallot con l’IA a partire da una poesia di Valerio Magrelli, accompagna l’esperienza. Il progetto affronta i temi della sostenibilità e della responsabilità tecnologica anche grazie alla collaborazione con Domyn, che indaga il rapporto tra uomo e artificiale, e Veolia, impegnata nella promozione di comportamenti virtuosi per l’ambiente. L’opera invita così a riflettere sulla dualità tra naturale e artificiale e sul ruolo insostituibile della coscienza umana.
Nel Cortile d’Onore, il percorso si arricchisce di innumerevoli opere che esplorano la materia come esperienza comune. Al centro, Mater, progettata da Alessandro Scandurra con Holcim Italia, che rigenera le macerie in un simbolo di memoria e rinascita. Ispirata alla ricostruzione delle scuole in Ucraina, l’opera interpreta la materia non solo come elemento fisico, ma come testimonianza viva del passato e base per il futuro. Le macerie si ricompongono in un anello circolare, arcaico simbolo di comunità e protezione, all’interno del quale sedute continue e strutture modulari creano uno spazio di incontro e condivisione. Una passerella conduce a una piattaforma centrale (Eterno Ivica) in legno, luogo di attraversamento e osservazione, che mantiene la continuità visiva con il chiostro e invita a riflettere sul valore della materia come origine, fondamento e principio generativo.
Con AO TING Court, Wu Bin – W.Design con M77, MOORGEN, UMGG, YARDCOM reinterpreta i principi della pittura paesaggistica cinese trasformandoli in esperienza immersiva. All’interno di una corte di 6×6 metri prende forma un “paesaggio interiore”: volumi sovrapposti, arretramenti e variazioni di quota disegnano un itinerario silenzioso, che invita a rallentare e a perdersi. Ne emerge uno scenario raccolto ma sconfinato nell’immaginazione, dove materia e ombra dialogano e ogni passo diventa un atto contemplativo.
Chronolith di DAAA Haus Group per Recobel by Halmann Vella è invece un’installazione architettonica astratta e abitabile, realizzata in lastre di pietra calcarea ricostituita, che indaga il legame tra materia, tempo, architettura e presenza umana. Il padiglione (di 4×5 metri e alto circa 3 metri) avvolge il pubblico in un’esperienza sensoriale in cui l’innovazione dei materiali diventa spazio vissuto. Concepita come uno strumento temporale, la pianta richiama il quadrante di un orologio e un palo centrale in legno proietta ombre in movimento che segnano il passare delle ore, affidando alla luce il ruolo di misura del tempo. Una telecamera a 360° osserva poi i gesti e le soste dei visitatori, mostrando come l’architettura si attivi attraverso un uso spontaneo.
Subito dopo, KIRI³ di Maria Elisabetta Ripamonti e Alex Terzariol dello MM Design per XLam Dolomiti, un cubo di 4 metri progettato per valorizzare il Supertimber, materiale innovativo per costruzioni sostenibili, ottenuto dalla densificazione della Paulownia. Al centro, una pianta stilizzata rappresenta il passaggio dalla natura all’opera dell’uomo. La struttura reticolare con elementi sottili dimostra un uso efficiente del materiale capace di sostenere carichi elevati. La Paulownia, a rapida crescita e con impronta carbonica negativa, rende il progetto un esempio concreto di economia circolare.
La materia assume una dimensione iconica e collettiva con I suoni della materia di OTTO Studio – Paola Navone e Cristina Pettenuzzo per il Consorzio Parmigiano Reggiano, che avvolge i visitatori in un’esperienza sensoriale unica. Lo spazio circolare, evocando l’iconica forma, unisce superfici riflettenti e pareti fonoassorbenti, creando un ambiente sospeso tra luce e silenzio. All’interno, materiali e strumenti del processo caseario formano un piccolo arcipelago sonoro creato da Studio Azzurro: ogni presenza genera un suono, trasformando il movimento dei visitatori in un’orchestra spontanea e in continua metamorfosi. L’udito si intreccia a tatto, gusto e olfatto, svelando la materia viva del formaggio che respira e vibra. La struttura esterna in PVC metallizzato punteggiato con la scritta “Parmigiano Reggiano” e le pareti interne gialle richiamano la pasta del formaggio, fondendo tradizione e design in un paesaggio poetico dove equilibrio, sensibilità e artigianalità dialogano in armonia.
Si prosegue con senzaFINE – beyond space limits di Simone Micheli Architectural Hero con Lumyra Energy, Pilosio, WorldHotels che interpreta Materiae come tensione emotiva e trasformazione continua, dove l’architettura temporanea diventa gesto, racconto e visione, liberandosi dalla funzione per farsi esperienza e sogno abitabile. La struttura circolare (Ø 6,50 m; h 10,50 m) crea uno spazio attraversabile e immersivo. Al centro si eleva un monolite che integra due videowall dedicati alla narrazione dei progetti Hubai Aparthotel e Sensoria Tower a Dubai. Luci, suoni e sfere in plexiglass verniciato amplificano l’esperienza, trasformando l’installazione in portale sensoriale e strumento di connessione globale. senzaFINE è invito e promessa: abitare il limite per scoprire che il limite non esiste.
Successivamente si entra ne Le stanze del Metallo di Alessandro Pandolfo per Secco Sistemi, un percorso immersivo che celebra l’essenza del metallo oltre il prodotto finito. Quattro stanze circolari, realizzate con Corten, Inox Brunito, Ottone e Acciaio Zincato, uniscono luce, suono e profumo per amplificare la percezione sensoriale delle superfici. Ogni ambiente invita a esplorare la materia con i sensi, rivelandone profondità espressiva e bellezza intrinseca. L’opera riflette la ricerca e la cura per i materiali che animano quotidianamente la produzione di Secco Sistemi. 365 di Meneghello Paolelli per Gibus trasforma invece l’outdoor in un’esperienza in continua metamorfosi, dove la materia diventa ritmo, stratificazione e luce che evolve lungo tutto l’anno. Protagonista è la pergola bioclimatica Velvet, elegante concentrato hi-tech con copertura retrattile a doppia libertà, capace di modulare la luce e creare scenari sempre nuovi. La pedana integrata e i cinque monoliti digitali dialogano con lo spazio, introducendo narrazione e dinamismo. Un invito a percepire l’outdoor non come un luogo fisso, ma come un ambiente vivo e in evoluzione.
Si passa poi a Ceramics forged in Light di Snøhetta, una microarchitettura contemplativa che esprime la vocazione innovativa di VitrA e i progressi nel riciclo della ceramica. La luce, filtrata dagli oculi superiori in evocazione dei bagni termali, diventa principio generativo e simbolo della trasformazione dell’argilla. Al centro, una piscina riflettente amplifica le forme circostanti, agendo come specchio e soglia. Il materiale si rivela così in continua evoluzione, tra tecnologia, estetica e rinascita, aprendo a nuove prospettive per un design sostenibile. L’interazione tra acqua, luce e superfici contribuisce a costruire un’atmosfera immersiva e silenziosa. L’installazione invita infine a una fruizione lenta, attenta alle qualità sensoriali e materiche dello spazio.
City of Busan su progetto di Migliore+Servetto realizza Busan Echoes un paesaggio risonante che si manifesta come un’onda viva di luce, suono ed eco. L’installazione, aperta e permeabile, si configura come una piazza conviviale in dialogo con il contesto urbano. Elementi sonori ispirati alla tradizione coreana degli ottoni creano un giardino acustico polifonico, attivato dal movimento e dal tocco delle persone. La presenza umana genera vibrazioni e connessioni “sinaptiche” tra individui e spazio. Veli tessili semitrasparenti, attraversati dalla luce e animati dall’aria, riportano parole in Hangul come segni identitari forti. Il progetto esprime così l’identità culturale e l’energia innovativa di Busan nel percorso verso World Design Capital 2028.
L’attenzione al benessere è espressa in Tracce di cura di AMDL CIRCLE e Michele De Lucchi per Zambon, che trasforma il prospetto archetipico della casa in una pianta ramificata che invita a percorrere itinerari non convenzionali: ci si muove, ci si ferma, si scopre. Attraverso questo spazio si racconta l’impegno dell’azienda verso la cura e il benessere femminile. La struttura, concepita come una piccola architettura abitabile con ingresso, uscita e quattro snodi espositivi, nasce dall’incontro tra due nature opposte: la superficie tecnologica e precisa dell’alluminio composito e le sculture in gesso lavorate a mano che abitano le nicchie. Le opere raffigurano silhouette femminili ispirate ai bozzetti di Masahiko Cubo, visibile in video mentre disegna con tecniche giapponesi tradizionali: pochi segni che evocano il dialogo tra scienza e tocco umano, restituendo il senso della cura.
Nel corner del Cortile d’Onore, Rubinetterie Treemme, insieme allo Studio Q-Bic e agli studenti del POLI.design e della Scuola di Design del Politecnico di Milano, presenta Ad Aquam 2026 – Reflections che mette in luce il consumo idrico e le sue implicazioni ambientali, sociali e culturali. Caratterizzata da un involucro continuo in lamiera specchiata ondulata, richiama il movimento dell’acqua e dialoga con lo spazio circostante. La struttura a “L” comprende uno spazio immersivo con proiezioni di immagini e dati sul consumo globale e un’area espositiva con rubinetterie e docce collegate a contatori in tempo reale. Riflessi, immagini e numeri creano un ambiente in continuo mutamento, in cui chi osserva diventa parte attiva, convertendo la consapevolezza sull’acqua in un’esperienza sensoriale e culturale condivisa.
La dimensione monumentale emerge con Wild Kong di Richard Orlinski per Fidenza Village – The Bicester Collection, una scultura rossa alta tre metri che cattura immediatamente lo sguardo. Con la sua potenza primordiale e le superfici vibranti, l’opera esplora il delicato equilibrio tra istinto e coscienza, forza e vulnerabilità, diventando un vero specchio della natura umana. Wild Kong dialoga con il tema della sperimentazione dei materiali, offrendo un’esperienza immersiva in cui arte, design e moda dialogano tra loro, suscitando emozione, stupore e riflessione.
Goodbye discomfort firmata dallo studio Thirtyone Design + Management by Claudia Campone per Uniqlo prende forma come un respiro leggero nello spazio: un cubo di tessuto morbido e traspirante realizzato grazie alla tecnologia AIRism. Il visitatore può attraversarlo e abitarlo, entrando in relazione diretta con una materia che reagisce all’aria e ai movimenti del corpo, generando una sensazione diffusa di freschezza e leggerezza. Ne emerge un ambiente immersivo e sensoriale, fatto di trasparenze e vibrazioni sottili, che traduce la filosofia LifeWear in un’esperienza concreta di comfort quotidiano.
Nel Loggiato Est, Light Knot Progression prende forma come un filo luminoso che si intreccia nello spazio. Ideata da BIG – Bjarke Ingels Group per Artemide, l’installazione scorre leggera trasformandosi in una sequenza di nodi, ciascuno diverso, ciascuno più complesso del precedente. Sospesa come un disegno nell’aria, la luce diventa racconto: un segno continuo che cresce, si intreccia, si evolve. Ogni nodo è un pensiero che nasce, incontra altri pensieri e si sviluppa, dando vita a un paesaggio vibrante che rende visibile il fluire stesso della creatività.
Nel Loggiato Ovest, il giardino segreto di Pasquale Bruni, ideato da Christoph Radl con Eugenia Bruni per Pasquale Bruni, celebrano il 65° anniversario della Maison attraverso un’interpretazione poetica della materia come origine e trasformazione. Nella loggia si sviluppa un giardino segreto immersivo, dove gemme, metalli e luce si fondono in un paesaggio sospeso tra natura e creazione umana. La materia emerge dalla terra, si trasforma attraverso cura e amore e si sublima nella luce, rendendo i gioielli manifestazioni tangibili di energia e memoria. L’esperienza invita il visitatore a una metamorfosi sensoriale, in cui anima e corpo partecipano alla narrazione di un’eleganza in continua evoluzione.
Nel Sottoportico, la materia assume una pluralità di forme, voci e significati, restituendo una visione sfaccettata del progetto contemporaneo. Qui Jan Puylaert per EcoPixel con Rings – An open surface for light and form esplora il potenziale espressivo di un materiale riciclato che da semplice rivestimento diventa struttura generativa di spazio. Protagonista è RINGS di Ecopixel®, una superficie aperta realizzata al 100% in PERT riciclato proveniente da scarti industriali di tubazioni per il riscaldamento a pavimento, trasformato in anelli interconnessi che creano una trama porosa, leggera e flessibile.
Paola Sasplugas per PDPAOLA propone Crafted to Transcend, un’installazione organica in gesso ispirata alla forma fluida dell’orecchino Glacier. L’opera presenta superfici lisce, metalliche e grezze e invita il pubblico a intervenire incidendo e scolpendo le parti ruvide con strumenti messi a disposizione. Nel tempo, il materiale si trasforma, registrando la presenza e l’azione collettiva dei visitatori. Il progetto celebra l’artigianalità come gesto umano e vivo, in contrasto con l’automazione. Il gioiello supera così la sua funzione per diventare un’esperienza partecipativa ed emozionale, in continua evoluzione.
Lo stesso spazio accoglie Metropac del Corso Triennale in Design e Architettura degli Interni dell’Accademia IUAD, racconta un viaggio nel mondo del gaming attraverso la figura iconica di Pac-Man, immersa in uno scenario metropolitano. Articolata in tre aree, il visitatore è guidato in un percorso urbano tra ceramica, stampa 3D, ledwall e neon, trasformando l’immaginario digitale in architettura tangibile. Il primo ambiente rievoca il labirinto del gioco, richiamando anche il segno di Franco Albini; il secondo, ispirato all’approccio provocatorio di Marcel Duchamp, reinterpreta in chiave dissacrante lo spazio bagno. Il terzo si conclude con nicchie luminose ispirate ai fantasmi del gioco, invitando a riflettere sul rapporto tra dimensione ludica e realtà urbana.
Comfort Inside, ideata da GCS Genny Canton Studio con Operaventuno per MCZ Group invita a vivere il comfort come esperienza totale. Un volume rosso intenso, segno potente e riconoscibile, accoglie i visitatori in un percorso multisensoriale che attraversa estremi climatici: dal calore avvolgente del sole e delle luci soffuse, al freddo cristallino e silenzioso, fino a un ambiente domestico armonioso dove luce, temperatura e fragranze artistiche si fondono in un equilibrio perfetto.
Break Down the Boundaries (9 × 2 × h 3,2 m) di Marco Merendi e Diego Vencato per Stannah, con vasi di Paolelli Outdoor, traduce già nel titolo l’idea di superare confini fisici, culturali e sociali. La poltroncina montascale Joya, ripensata oltre il suo linguaggio funzionale, è inserita in un giardino incantato dove il design dialoga con la natura. Qui l’oggetto si trasforma in parte del paesaggio, dando forma a una visione poetica che unisce uomo, architettura e ambiente, nel segno di una mobilità inclusiva e sostenibile.
Trasporta il pubblico in un’atmosfera sospesa e intima, Chiedi alla Luna di Artset per Ever in Art con LiveHelp. Al centro, una luna fluttuante dialoga con i visitatori tramite la live chat dell’intelligenza artificiale GeniusAgents, capace di cogliere contesto e tono delle domande. La pedana circolare in moquette blu e il fondale in velluto creano un cielo notturno raccolto, mentre un cerchio di ferro evoca la luna piena. L’opera celebra il diritto di chiedere e sognare, fondendo materia, luce e riflessi, tra realtà e immaginazione.
Spanish Design as a Souvenir è una natura morta contemporanea in scala architettonica composta da dieci oggetti-souvenir reinterpretati in ceramica ideata da CODOO Studio per Tile of Spain. Il design spagnolo e l’immaginario collettivo vengono tradotti in volumi scultorei che trasformano la ceramica da semplice rivestimento a oggetto, materia identitaria e pezzo di design autonomo.
Proseguendo il percorso espositivo, racconti d’aMare propone un viaggio immersivo tra arte, fotografia, scienza e ingegneria. Realizzato da Navim Yacht Lab e Tecnimpianti, il progetto trasforma oggetti navali e materiali di recupero in narrazione artistica: i partecipanti attraversano simbolicamente il percorso dal porto alla tempesta del mare aperto e al ritorno della calma, accompagnati da suoni, voci e suggestioni visive che creano uno spazio onirico in cui perdersi e ritrovarsi. Continuando troviamo La man che ubbidisce all’intelletto (19,2 x 0,4 x h 2,3 m), a cura di Rampello & Partners e promosso da First Italy e Unicorn Creates Together Brand Organization con Qwen, Treezo Group e Metz. Si configura come un’installazione en plein air che trasforma il cortile dell’Università degli Studi di Milano in un itinerario scandito da una sequenza di “quadri” viventi. Non immagini statiche, ma “tele” dinamiche su cui prende forma, con un linguaggio mutuato dal cinema, la sapienza artistica e tecnica dell’alto artigianato cinese.
Nel Cortile d’Onore trova spazio anche il teaser di Origin di Zaha Hadid Architects per Audi, un elemento architettonico che rimanda all’installazione principale al Portrait Milano, creando un filo diretto tra le diverse sedi della mostra.
A completare la mostra-evento, VIVO – Abitare l’emergenza, di T. Cavalli, C. Gorni Silvestrini, S. Lipoli, e Andrea Lombardi, con la curatela di Davide Angeli per IED, propone una soluzione abitativa temporanea post-disastro naturale, uno spazio di resilienza progettato per essere allestito rapidamente nelle palestre italiane e offrire una risposta concreta alle emergenze. La struttura, composta da tubi innocenti scelti per facilità e rapidità di montaggio, si sviluppa su due livelli: uno dedicato alla dimensione privata, l’altro pubblico, concepito come piazza condivisa e luogo di ricostruzione sociale. Materiali facilmente reperibili, elementi riutilizzabili, arredi trasformabili e sistemi di aggancio rendono lo spazio adattabile nel tempo. VIVO invita a guardare l’emergenza non come una parentesi sospesa, ma come l’inizio di un nuovo equilibrio possibile, un sistema aperto che mette al centro la vita che continua e la possibilità di ricostruire e rinascere.
Superata la sequenza delle installazioni che animano il Cortile d’Onore, l’itinerario si apre verso una dimensione più distesa nelle Outdoor lounge, concepite come spazi di pausa e relazione. Qui la materia non è più soltanto oggetto da osservare, ma diventa ambiente da abitare con TIBUR / CONTINUUM dello Studio Paolo Ferrari per AATC and Co e Corals – Origin of Matter, curato da Natascia Finocchiaro Maurino per Cristallina Design con Cristallina e Graniti Maurino.
Arrivando alla scalinata monumentale, il Portale accoglie Sorpresa di Alessandro Enriquez per Kartos mentre nella Sala Stampa, Dainelli Studio per Status Contract con Fratelli Damian firma Materia in due atti: due ambienti in cui superfici imperfette mostrano come lo stesso colore cambi voce a seconda del materiale, in una composizione in cui il verde cresce, ingloba lo spazio e trasforma la materia in forza narrativa.
Aziende, istituzioni, scuole e progettisti internazionali contribuiscono a una visione plurale della materia come comportamento, processo produttivo, responsabilità etica e linguaggio culturale, rafforzando il carattere corale di MATERIAE e la sua capacità di restituire la complessità del progetto contemporaneo.
Il giardino ritrovato: mito e materia all’Orto Botanico di Brera
Nel cuore verde della città, l’Orto Botanico di Brera diventa un luogo di ascolto e contemplazione, dove la materia si manifesta come ciclo vitale, crescita e trasformazione. Due opere dialogano con la natura esistente, intrecciando progetto e paesaggio in un equilibrio delicato tra intervento umano e processi naturali.
Garden of the Esperides
L’architetto franco-libanese Annabel Karim Kassar, per Rubner Haus, ABS Group e Valpaint, porta all’Orto Botanico di Brera una visione sospesa tra memoria e invenzione, in cui il mito delle Esperidi riaffiora come traccia discreta, affidata a una struttura leggera che invita a essere attraversata e scoperta piuttosto che raccontata.
Un portico ligneo percorre il viale principale e orienta lo sguardo verso la meridiana, simbolo dello scorrere del tempo, mentre lungo i vialetti le icone femminili dipinte a mano dalla progettista si dispongono in cerchi geometrici, trasformando il giardino in un teatro di presenze sospese. Ogni figura dialoga con la natura circostante: alberi, fiori, vuoti e pieni diventano parte di un racconto che unisce il mito all’esperienza concreta del visitatore.
Il progetto reinventa lo spazio dell’Orto come luogo di contemplazione, in cui architettura, arte e paesaggio si intrecciano in sequenze visive e poetiche. Il portico e le figure dipinte diventano punti di riferimento, custodi di un racconto antico che emerge tra le ombre e la luce, tra il movimento delle stagioni e il ritmo dei passi. Qui il mito non è più lontano: si percepisce, si attraversa, si vive.
L’Armonia è qui
L’Armonia è qui è un’installazione che nasce dalla visione di Irritec e Davision Creative Design Team di un’innovazione responsabile, in cui irrigazione, design e sostenibilità si fondono in un unico linguaggio. Il progetto immagina un giardino fiabesco dove efficienza e bellezza convivono, e i sistemi irrigui si integrano con discrezione nello spazio, riducendo l’impatto visivo e valorizzando l’ambiente. Qui il design non è un elemento accessorio, ma parte integrante della sostenibilità. L’opera invita a ripensare l’irrigazione come gesto consapevole e armonico, capace di rispettare e valorizzare il paesaggio.
Eataly Milano Smeraldo e De Castillia 23 di Urban Up | Unipol
Per il quarto anno consecutivo Eataly Milano Smeraldo (piazza XXV Aprile, 10) e De Castillia 23 di Urban Up | Unipol (via De Castillia, 23) entrano nel circuito della mostra-evento di INTERNI.
La materia del quotidiano e della condivisione da Eataly Milano Smeraldo
Con CASA, Giotto Calendoli per Eataly riporta il progetto alla dimensione domestica e affettiva del cibo. Vetrofanie, immagini e oggetti della tavola costruiscono un racconto fatto di gesti, frasi e rituali condivisi, in cui la materia alimentare diventa memoria, relazione e cultura del vivere insieme.
“Amore, hai mangiato?” è la domanda semplice e universale che dà origine al nuovo progetto artistico di Giotto Calendoli realizzato insieme a Eataly Milano Smeraldo. Non un’opera “ospitata”, ma un percorso costruito a quattro mani: Eataly offre la sua materia prima – il cibo, la cultura gastronomica, le storie che abitano le nostre tavole – e Giotto la trasforma in una casa di ricordi, tradizioni e gesti condivisi.
L’installazione, sviluppata negli spazi del punto vendita e sulla facciata dell’edificio, sarà presente all’interno di Eataly Milano Smeraldo a partire dal 20 aprile 2026, e con con “Amore, hai mangiato?” esprime una domanda semplice e universale, una frase quotidiana che si fa carezza verbale attraversando generazioni e trasformandosi in una dichiarazione collettiva di cura e intimità che rivela una forte sintonia valoriale tra Giotto e Eataly: l’idea di italianità come cura quotidiana, la bellezza dei rituali che si tramandano, il cibo come linguaggio che unisce generazioni. CASA non è solo un progetto artistico, ma un invito a riconoscersi in ciò che ci rende comunità: la condivisione, l’accoglienza, il tempo dedicato agli altri. Il progetto racconta, senza nostalgia né retorica, il tempo che scorre, le abitudini che si tramandano e le parole che custodiscono un senso di appartenenza condivisa. In questo contesto il cibo diventa linguaggio visivo, materia simbolica e strumento narrativo. Gli spaghetti Eataly Icons partecipano al racconto trasformandosi in un oggetto di design firmato da Giotto Calendoli in edizione limitata: un contenitore di storie, pensieri ed emozioni.
Fuoco, Energia e trasformazione urbana sulla facciata di De Castillia 23 di Urban Up | Unipol
L’opera cinetica LIGHT OUR FIRE di Studio Azzurro per Urban Up| Unipol evoca sulla facciata di De Castillia 23 il Fuoco, Energia primordiale, forza generatrice, nucleo incandescente della Terra e chiude la quadrilogia degli elementi dopo l’Acqua nel 2023, l’Aria nel 2024 e la Terra nel 2025. Il Fuoco ha accompagnato l’umanità per millenni: ha scaldato, trasformato i metalli, reso possibili le prime tecnologie e illuminato il cammino del progresso. Nel mito di Prometeo, che ruba il Fuoco agli dèi per donarlo agli uomini, questa fiamma diventa conoscenza e passione, scintilla di evoluzione ma anche responsabilità: il potere che eleva comporta sempre conseguenze e rischi. LIGHT OUR FIRE nasce da questa consapevolezza. Dall’immagine del nucleo ardente della Terra prende dunque forma un invito – mai così attuale come in questo momento storico – a riflettere su energia, futuro e responsabilità verso il Pianeta, ma anche ad ascoltare e custodire quel fuoco interiore che ci muove ogni giorno. LIGHT OUR FIRE non è dunque solo un’opera estetica fine a sé stessa ma diviene dispositivo di pensiero, appello a una riflessione collettiva che non può e non deve essere statica ma cinetica così come i pannelli che la compongono, in linea con l’impegno di Urban Up | Unipol di questi ultimi 11 anni.
LIGHT OUR FIRE è una monumentale scultura modulare di 37 metri di diametro, 492 pannelli, per una superficie totale di più 1100 mq. Realizzata in un innovativo policarbonato proveniente da una filiera di riciclo continuo che ne consente il riuso al 100%, LIGHT OUR FIRE è sostenuta da cavi d’acciaio che permettono ai pannelli di ruotare e vibrare con aria e luce. Il tessuto cromatico circolare richiama il fuoco, nucleo terrestre: al centro brillano gli aranci circondati da intense tonalità di rosso, come un cuore incandescente che pulsa nello spazio urbano.
Il sistema INTERNI
Il sistema integrato di comunicazione di INTERNI conferma il proprio ruolo di punto di riferimento per il mondo del progetto attraverso un ecosistema articolato che, per il FuoriSalone, comprende le due storiche pubblicazioni cartacee, INTERNI e la Guida FuoriSalone, e un grande evento INTERNI MATERIAE. L’offerta si estende al comparto digitale, guidato dal sito web e dai canali social ufficiali, a cui si affiancano la Guida FuoriSalone online e la versione digitale di INTERNI King Size. Il tutto è arricchito da approfondimenti editoriali e contenuti video, distribuiti anche tramite un sistema di newsletter, offrendo così strumenti completi e aggiornamenti in tempo reale su tendenze, novità e anticipazioni nel campo del design.
Giunta alla 36ª edizione, la Guida FuoriSalone si conferma come il vademecum indispensabile per orientarsi nel panorama sempre più articolato degli appuntamenti della Design Week milanese. La guida propone una selezione ragionata di circa 350 eventi che coinvolgono aziende, designer e architetti partecipanti al FuoriSalone, organizzati sia in ordine cronologico day by day sia alfabeticamente. Distribuita gratuitamente con il numero di INTERNI in edicola ad aprile, la Guida sarà disponibile anche presso showroom, istituzioni, musei e tutte le principali location coinvolte nel FuoriSalone 2026, oltre che in fiera. Sarà inoltre consultabile online, ottimizzata per tablet e smartphone, con mappa interattiva.
La forza del brand INTERNI si esprime in modo significativo anche sul territorio. In occasione di MATERIAE, è prevista un’ampia campagna di street advertising che include: la personalizzazione di 10 punti vendita all’interno dell’aeroporto di Milano Malpensa (Terminal 1) e di 4 punti vendita a Linate; la presenza su 150 schermi digitali nelle edicole cittadine, di cui 50 selezionate e personalizzate per garantire una copertura strategica nelle aree centrali e nei principali punti di passaggio; l’allestimento delle vetrine delle librerie Mondadori Duomo, in piazza Duomo, e Rizzoli Milano, in Galleria Vittorio Emanuele,, con relativo circuito di Ledwall; 20 impianti FSU Digital nel centro di Milano; 20 impianti di pensiline digitali, 15 schermi in Corso Vittorio Emanuele e 15 striscioni stradali selezionati sempre in area centrale; 10 maxi retro media su shuttle e bus; 57 schermi digitali all’interno della Stazione Centrale e 17 nelle stazioni di Cadorna, Bovisa e Domodossola; 2 Ledcube in Piazza Meda e in via Mascagni; 81 schermi del circuito Subway Vision sulle linee M1, M2, M3 e M5, in corrispondenza di fermate strategiche quali Duomo, Garibaldi, Isola, Loreto, San Babila e Zara; 16 stazioni della linea M4; e infine la presenza DOOH nell’area Gae Aulenti Domination, con installazioni presso Vele, Capelli, Castiglioni A/B, Viganò e Avar Aalto.
Per tutte le informazioni www.internimagazine.it





